mercoledì 18 novembre 2009

LA MADRE DI TUTTE LE BOLLE



I manuali di finanza ci hanno sempre insegnato che la regola numero uno di ogni risparmiatore è diversificare i propri investimenti. Questo perché le varie attività finanziarie normalmente si muovono in modo decorrelato, od in certi casi addirittura anticorrelato. Ad esempio l’oro, essendo considerato bene rifugio, si apprezzava in tutte le fasi di forte calo delle borse e viceversa. Da marzo in avanti queste “regole storiche” sono state sovvertite ed accade invece che salgano contemporaneamente tutte le attività rischiose quali azioni, oro, energia, petrolio, commodities varie.
Tutto questo è dovuto solo in parte al miglioramento dei fondamentali dell’economia ed  in gran parte al fenomeno chiamato carry trade. Esso si traduce nel prendere a prestito denaro in paesi con il tasso di interesse praticamente a zero (fino a qualche tempo fa accadevo per lo yen, ora per il dollaro Usa) ed investirlo in attività finanziarie denominate in valute più redditizie, che hanno cioè un tasso di rendimento più alto, (oggi tipicamente i paesi emergenti). Essendo una prassi ormai consolidata, questo determina dei movimenti molto forti tra le varie valute; il dollaro perde da mesi praticamente contro tutte le altre valute e chi si indebita in questa divisa non lo fa ad un tasso zero, ma addirittura negativo, in quanto rimborsa un debito ad un valore inferiore rispetto a quello a cui è stato contratto.
Così mentre l’economia reale dava solo timidi segnali di risveglio, alcune attività finanziarie sono letteralmente “volate”, grazie alle manovre espansive delle Autorità Centrali ed alla “politica dei tassi zero”. Ecco spiegato il motivo per cui le grandi Banche Americane hanno chiuso le trimestrali con utili record  o, per stare solo in casa nostra, nella sua ultima trimestrale Unicredit dichiara proventi da trading per la bellezza di 715 milioni, che salgono a 1,65 miliardi se si considera il bilancio da inizio gennaio. Banca Intesa nell’ultimo trimestre, da attività di trading ha guadagnato 447 milioni.
Ma le Autorità Monetarie e le Banche Centrali hanno portato i tassi a zero per far fare utili alle Banche con spericolate operazioni finanziarie o per aiutare gli imprenditori e le loro Aziende, vero motore dell’economia, ad uscire dalla peggior crisi della storia moderna?
Nouriel Roubini ha affermato nei giorni scorsi che si sta formando” la madre di tutte le bolle mondiali dei prezzi della attività con effetto leva”. E’ evidente che questo fenomeno non può continuare all’infinito: il dollaro prima o poi dovrà per forza smettere di scendere ed in quel momento, coloro che stanno speculando dovranno frettolosamente chiudere  tutte quelle operazioni aperte oggi a leva, spingendo questa volta al ribasso tutte le attività il cui valore oggi è palesemente gonfiato.
Probabilmente c’è ancora un po’ di tempo davanti a noi, perché difficilmente i tassi d’interesse saliranno a breve, ma preparatevi quindi, per tempo, ad assistere dopo l’esplosione della bolla della tecnologia e quella dei mutui cartolarizzati all’esplosione della madre di tutte le bolle finanziarie………

Fabrizio Taccuso - Studio Andreoli &  Taccuso - Mantova
fabrizio.taccuso@alice.it

mercoledì 11 novembre 2009

CONSULENZA: UN TERMINE ABUSATO!


In ambito finanziario la parola Consulenza è sicuramente tra le più usate, solo che nella maggior parte dei casi se ne fa un utilizzo improprio. Vediamo pertanto di fare un pò di chiarezza. L'introduzione della Direttiva Mifid ha reso l'attività di consulenza finanziaria un servizio di investimento, alla stregua della gestione di portafogli e della negoziazione. E' quindi un servizio altamente personalizzato, che per essere svolto in maniera ottimale richiede professionalità e competenza e non lascia spazio all'improvvisazione.
I soggetti che possono essere autorizzati allo svolgimento della consulenza sono Banche, Sim, Società di gestione; inoltre la Mifid ha introdotto una nuova figura, quella del Consulente Finanziario Indipendente.
Quest'ultimo può essere solamente una persona fisica, non può prestare alcun altro servizio d'investimento e deve possedere i requisiti di professionalità, onorabilità, indipendenza e patrimoniali stabiliti con regolamento del Ministro dell'Economia e delle Finanze.
Fare consulenza significa innanzitutto consigliare e non vuol dire vendere. Questo è il primo importante elemento di differenziazione. Occorre distinguere tra le varie figure professionali presenti attualmente sul mercato quali Promotori Finanziari, Intermediari Assicurativi, Agenti in attività finanziarie, Mediatori creditizi, Impiegati bancari e postali.Ognuna ha una propria dignità e specificità, ma comunque svolge attività differenti sul mercato.
Normalmente la maggior parte dei risparmiatori, anche per motivi di praticità, va nella banca sottocasa oppure dove c'è l'amico, il parente, il conoscente. Forse fino a qualche anno fa poteva essere una scelta saggia, ma negli ultimi anni il frequente turnover di personale ha reso poco praticabile la cosa. Oggi poi c'è soprattutto un altro problema che si chiama Budget!
I bancari sono costantemente pressati e vessati, come si evince anche dalle innumerevoli lettere di lamentela pubblicate sui giornali finanziari, dalle loro Direzioni Centrali o dal Capo Area di turno per rifilare vere e proprie "schifezze" ai loro clienti. Così allo sportello si piazzano prodotti come le Unit e le Index Linked, oppure gestioni patrimoniali, obbligazioni strutturate, con costi altissimi e molto penalizzanti per i loro sottoscrittori. Appare chiaro che in questi casi parlare di consulenza è veramente improprio, in quanto si tratta di mera vendita di prodotti.
Non consideriamo nemmeno ciò che viene consigliato in posta, dove gli addetti sono stati riqualificati rispetto alle loro mansioni originarie ed "istruiti" con dei corsi full immersion di un paio di giorni! Pertanto vi sconsiglio di prendere anche solo in considerazione l'idea di investire i Vostri risparmi allo sportello postale.
Poi abbiamo figure un pò più evolute come i Private Bankers a cui la Banca affida la gestione della clientela cosiddetta Vip, da 500mila euro in sù. Il risparmiatore viene ricevuto in strutture dedicate, con più riservatezza; a volte c'è la possibilità di scegliere tra una gamma di prodotti più ampia rispetto alla clientela retail, dove si rifilano solo i prodotti della casa, ma anche qui aldilà di un pò di fumo e di coreografia, spesso c'è poca sostanza, perchè anche in questo caso si fa sostanzialmente un collocamento di prodotti.
I risparmiatori più evoluti, come li definiscono le reti, vanno dal promotore finanziario, che è un agente di vendita che offre per conto di una Sim o di una Banca il servizio di consulenza in materia di investimenti. E' quindi chiaramente in conflitto d'interessi, non lavora per il cliente, ma per la banca, ovvero il soggetto che lo remunera. Il promotore vende un contratto di consulenza della sua mandante ed il cliente non è suo, ma della banca/sim per cui lavora, per cui quest'ultima può, in qualsiasi momento, sollevarlo dall'incarico ed assegnare la sua clientela ad un altro soggetto. Normalmente il promotore presta un'assistenza più continua e puntuale rispetto all'impiegato di banca che, essendo remunerato con uno stipendio fisso, è poco motivato ad effettuare un vero servizio di consulenza. Traendo il proprio sostentamento dal collocamento di prodotti, il promotore, in genere, tende a privilegiare strumenti di risparmio gestito come fondi, polizze assicurative o gestioni patrimoniali che assicurano maggiori ritorni (per lui) in termini economici. Così anche in fasi come quella attuale, caratterizzate da ritorni prossimi allo zero, si consigliano fondi monetari che hanno una sommatoria di costi (TER) superiore al rendimento atteso dello strumento sottostante......
Da un pò di tempo a questa parte, i risparmiatori possono avvalersi anche dei servizi del consulente finanziario indipendente (CFI). Questi è un libero professionista, come il commercialista o l'avvocato, che non vende prodotti per conto di nessuna società e trae la propria remunerazione esclusivamente dalla parcella pagata dal cliente.
L'attività del CFI si estrinseca in ambiti molto ampi ed anche eterogenei tra di loro (vedi sito www.nafop.org) che spaziano dalla gestione di patrimoni finanziari personali ed aziendali, alla consulenza aziendale, all'analisi di strumenti derivati ed arrivano sino al settore legale.
In tutti i casi all'inizio s'intraprende un intervento volto a ridurre tutti i costi inutili praticati dalle banche, arrivando se ciò non fosse possibile anche ad indicare intermediari alternativi, che possono offrire, a parità di qualiità del servizio, delle condizioni migliori e maggiore trasparenza. Ovviamente questo servizio non può essere offerto da una figura professionale legata ad una banca o ad una rete di vendita.
E' quindi del tutto evidente che il CFI è una figura molto diversa dagli altri operatori finanziari e quella che presta è una vera consulenza, senza alcun conflitto d'interesse.
Forse in Italia la gente non ha ancora la mentalità e l'abitudine di pagare la parcella in ambito finanziario, ma è solo questione di tempo. In ogni caso, già oggi, i risparmiatori pagano un conto ben più salato ed occulto, attraverso la sottoscrizione di prodotti che quando vabene sono opachi ed inefficienti (vogliamo ricordare il For You ed  il My Way, piuttosto che le polizze index con sottostanti le Lehman o le banche islandesi....solo per citare gli esempi più eclatanti?)
Un'ultima domanda: meglio avvalersi del supporto di un professionista "superpartes" che lavora nell'esclusivo interesse dei suoi clienti o di coloro che devono vendere prodotti perchè da essi trovano la fonte del proprio sostentamento? Ciascuno tiri le proprie conclusioni......

Fabrizio Taccuso - Studio Andreoli & Taccuso - Mantova
fabrizio.taccuso@alice.it

domenica 1 novembre 2009

Con l’Arbitro Bancario Finanziario una possibilità in più per i clienti delle banche!

L'Arbitro
Se avete avuto problemi con la Vostra Banca, o con lo sportello della Posta, ora avete una strada aggiuntiva per rivendicare i Vostri diritti. E’ stato infatti introdotto  l’Arbitrato Bancario Finanziario, una nuova procedura di risoluzione delle controversie che si svolgerà sotto il controllo della Banca d’Italia.
Sono soggetti alle decisioni dell’Arbitro le banche, gli intermediari iscritti negli elenchi previsti dal Testo unico bancario, gli istituti di moneta elettronica che operano in Italia, Poste italiane per le attività di Bancoposta e le banche e gli intermediari esteri che operano in Italia
E’ un sistema stragiudiziale che offre un’alternativa più semplice, rapida ed economica rispetto al ricorso al giudice. L’Arbitro è un organismo indipendente ed imparziale composto da cinque membri, di cui due nominati dalle associazioni dei consumatori e di categoria e tre dalla Banca d’Italia, che decide, in pochi mesi, chi ha ragione e chi ha torto. C’è, però, una procedura che i clienti devono rispettare: il reclamo alla banca é il primo passo; in caso di silenzio da parte della stessa o di risposta insufficiente, si può attivare il ricorso che puo’ avvenire via web, con posta elettronica certificata oppure per posta tradizionale, via fax o addirittura a mano.
Le decisioni non sono vincolanti come quelle del giudice, ma se l’intermediario non le rispetta, il suo inadempimento è reso pubblico e se il cliente non rimane soddisfatto della decisione dell’Arbitro può comunque rivolgersi al giudice.
L’Arbitro può decidere tutte le controversie che riguardano operazioni e servizi bancari e finanziari, come ad esempio i conti correnti, le carte di credito (anche revolving), i mutui, i prestiti personali fino a 100.000 euro, se il cliente chiede una somma di denaro; senza limiti di importo quando si chiede soltanto  di accertare diritti, obblighi e facoltà (ad esempio quando si lamenta la mancata consegna della documentazione di trasparenza o la mancata cancellazione di un’ipoteca dopo aver estinto un mutuo).
Non possono essere decise controversie che riguardano servizi ed attività di investimento quali la compravendita di azioni ed obbligazioni, od operazioni in strumenti derivati che sono di competenza del sistema di conciliazione ed arbitrato della Consob attraverso l’Ombudsman giurì bancario; e  nemmeno controversie di beni e servizi  quali il bene concesso in leasing o venduto mediante operazioni di credito al consumo, oppure le forniture connesse a operazioni di factoring.
Non possono essere ricomprese controversie relative ad operazioni o comportamenti anteriori al 1 gennaio 2007. Per presentare il ricorso basta versare un contributo spese di 20 euro, che viene rimborsato dall’intermediario se il ricorso è accolto.
Non si può ricorrere se è pendente una causa o un altro tipo di conciliazione. Se sarà proposta una class action, l’arbitrato è escluso se il consumatore o utente aderisce all’azione collettiva.
Dato che per il ricorso all’Arbitro non è necessaria l’assistenza di un avvocato, il cliente può essere adeguatamente assistito da un consulente indipendente, con notevole risparmio di costi ed un’assistenza tecnica più completa e puntuale.
Alla base del nuovo organismo vi è un intento semplificativo del rapporto banca-cliente soprattutto in relazione al restringimento di tempi e costi per la soluzioni delle varie questioni. Tra la domanda del risparmiatore e la decisione non dovranno passare più di sei mesi. Una vera rivoluzione se si pensa ai tempi della giustizia civile.

Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso - Mantova 
fabrizio.taccuso@alice.it

mercoledì 28 ottobre 2009

AFFRONTARE I MERCATI CON UN APPROCCIO NUOVO



Il calo di oggi porta a sei il numero di sedute consecutive al ribasso dei listini azionari. Ovviamente i soliti “soloni della finanza”, gli stessi che fino a pochi giorni fa davano target ambiziosi per le borse, si sono subito affrettati a rivedere i loro giudizi e ad affermare che il calo era ampiamente preventivabile, che il mercato aveva corso troppo e che i dati macroeconomici che continuano ad uscire sono negativi e giustificano ampiamente un calo dei mercati.
Ma cos’è cambiato dalla scorsa settimana? Praticamente nulla! La liquidità sui mercati, l’unico vero motore del formidabile rialzo partito da marzo ad oggi, era e rimane abbondante, così come ahime rimangono molti e di difficile soluzione i problemi che attanagliano le principali economie mondiali.
Probabilmente la correzione non è ancora terminata, c’è ancora spazio per scendere un po’, dopo di che, salvo imprevisti, il mercato dovrebbe ripartire al rialzo e segnare nuovi massimi relativi a cavallo di fine anno.
Quello che però in questa sede vorrei evidenziare, affinchè porti i nostri lettori a fare una seria riflessione, è un discorso più ampio, che prescinde dall’andamento momentaneo dei mercati finanziari.
Normalmente tutti noi siamo portati a focalizzare l’attenzione sulla performance e sulle previsioni di come andranno i mercati. Del resto siamo cresciuti prima col Totocalcio e poi con il Superenalotto ed il Gratta e Vinci….. quindi è normale che molti ripongano fiducia nella dea bendata! Ma in finanza non esistono scorciatoie e se a tutti è capitato prima o poi di azzeccare un’operazione o un investimento particolarmente fortunati, è molto più difficile, se non impossibile, ottenere buoni risultati con costanza e regolarità, se non si dispone di un buon metodo e se si incorre spesso negli errori tipici della finanza comportamentale.
Gli stessi operatori finanziari devono spingervi a concentrarvi sui prodotti e sui mercati perché devono vendervi il fondo alla moda, la gestione più performante, la piattaforma di trading più evoluta od il sistema di trading più sofisticato. Niente di più sbagliato come approccio!
E’ ormai provato che non esistono guru, teorie o prodotti buoni per tutte le stagioni e per tutte le fasi dei mercati. E allora diventa fondamentale per chi non ha le competenze ed il tempo necessari per dedicarsi tempo pieno alla finanza, essere supportati da professionisti seri, non coinvolti emotivamente e senza conflitti d’interesse, che mettono al primo posto la conoscenza della persona, delle sue necessità e dei suoi bisogni veri, e solo più tardi, quando i bisogni sono stati individuati con chiarezza, la ricerca dei prodotti più adatti a soddisfare gli stessi.
Questa persona è il Financial Planner o Pianificatore, un professionista che non vende prodotti, che mette in guardia i suoi clienti dalle trappole commerciali, li assiste nelle trattative con gli intermediari per tutta la durata dell’investimento ed in tutte le situazioni di mercato, aiutandolo ad evitare di compiere scelte guidate esclusivamente dall’avidità, dalla paura e dall’emotività.
Il Pianificatore supporta il cliente nelle scelte non solo di carattere finanziario ma anche previdenziale, assicurativo e fiscale. Oppure l’aiuta nella gestione del debito: tutto questo non per fare miracoli, ma per indurre riflessioni sui comportamenti e su come, frequentemente, le scelte non siano guidate da una completa razionalità.
In pratica si occupa della persona e delle sue vere esigenze prima che dei numeri e questo nel tempo fa davvero la differenza rispetto a chi vi propone delle scorciatoie che molto spesso si rivelano inutili e dannose!

Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso – Mantova
fabrizio.taccuso@alice.it

giovedì 22 ottobre 2009

Ha senso sottoscrivere polizze assicurative ramo vita?

I prodotti bancario-assicurativi, o polizze appartenenti al cosiddetto “Ramo Vita”, specialmente negli ultimi 10 anni, hanno ottenuto senza dubbio un notevole  successo di vendita.  Ciò è dovuto principalmente a due motivi: da una parte (quella degli intermediari), rappresenta una fonte di business senza paragoni a tutti i livelli (dalle società prodotto a scendere fino alla distribuzione); dall’altra (quella dei risparmiatori) permette di prendere posizione su mercati rischiosi, promettendo di corrispondere il rendimento di un paniere di titoli o indici (Index Linked) o di una selezione di fondi comuni d’investimento (Unit Linked), senza per questo rischiare alcunché, in quanto il capitale viene comunque garantito alla scadenza. Purtroppo, ogni tanto, quest’ultima affermazione viene messa,  in discussione per due ordini di circostanze diverse:
a)  alcune polizze, vendute  a migliaia di risparmiatori, erano garantite da soggetti finiti in default  (Lehman, Banche islandesi) e pertanto si è venuto a creare un contenzioso con le banche collocatrici;
b)  altre polizze di tipo Unit Linked, sin dall’origine, non prevedono affatto la garanzia del capitale (salvo, a volte, in caso di morte dell’assicurato) e pertanto devono essere assimilate a vere e proprie gestioni patrimoniali, con un soggetto in più, la Compagnia Assicurativa che lucra un ulteriore 3-3,5% annuo (oltre alla Sgr che gestisce i Fondi).
Da questa introduzione è facile desumere che, in linea di massima, con poche eccezioni  (es. le Polizze Vita emesse qualche anno fa con Gestione Separata al tasso tecnico del 3-4% e con consolidamento dei proventi),  i  Consulenti Indipendenti Fee Only consigliano ai loro clienti di stare accuratamente alla larga da questo genere di prodotti.
I motivi di tale idiosincrasia rispetto alle polizze suddette, sono quindi legati principalmente alla struttura dei costi e quindi alla totale inefficienza  per il cliente, mentre il “valore aggiunto” è solo a favore della controparte.  Spesso infatti  la somma dei costi supera il rendimento statistico atteso dalla struttura finanziaria che ci sta dietro.  Ma non solo.
In generale, quando una rete bancaria o un promotore, il cui mestiere è collocare prodotti, propongono una polizza, o qualsiasi altro prodotto finanziario/assicurativo, è opportuno porsi pochi ma essenziali quesiti:
1)  rispondono a un reale nostro bisogno? (quindi prima è necessario individuarli questi bisogni)
2)  abbiamo ben compreso le caratteristiche e la struttura finanziaria sottostante, oppure è così complessa e macchinosa da risultare incomprensibile?;
3)  il prospetto informativo (non la scheda sintetica) è stato attentamente letto, in modo da avere ben chiaro quanto ci viene a costare a livello di caricamenti impliciti, di costi di gestione della scatola (polizza) e delle scatole “cinesi” in essa contenute?  (non di rado possono costare il 4% e più annuo);
4)  come mai le polizze pure (non miste) del “Ramo Danni”  a cui molti sarebbero veramente interessati (visto che permettono di trasferire sulla Compagnia un rischio che non potremmo permetterci di tenere sulle nostre spalle) non vengono proposte da nessuno, mentre  veniamo continuamente “stimolati” a sottoscrivere un qualcos’altro (Ramo Vita) di cui non sentiamo affatto il bisogno?  Il motivo è presto detto: essendo ad alto contenuto finanziario, oltre a non garantire nessuna interessante prestazione assicurativa e tanto meno previdenziale, non possono risultare competitive sul piano del rapporto costo/opportunità  con altri strumenti finanziari ben più efficienti, come i Certificati, quotati sul mercato Sedex, che offrono strutture simili (capitale garantito)  ma costano molto meno. Oppure al mix obbligazione zero coupon ed etf azionari. Ma ovviamente nessuno li propone!
Ecco, se il risparmiatore riesce a darsi compiutamente tutte queste risposte, probabilmente non ha bisogno di un Consulente Indipendente. Viceversa, nel caso in cui dovesse emergere qualche criticità, beh, forse vale la pena pagare la parcella. Anche perché l’ammontare di questa risulta sempre decisamente inferiore rispetto al costo “occulto” che il risparmiatore sosterrebbe, senza esserne consapevole, mettendo una firmetta con troppa leggerezza.

Giuseppe Andreoli – Studio Andreoli & Taccuso – Mantova
gandreoli.ifa@gmail.com

domenica 11 ottobre 2009

SETTIMANA DELL'INVESTITORE: UN'IMPORTANTE OPPORTUNITA' DA COGLIERE!

In uno scenario in cui la Banca ha perso ormai da tempo la sua importante funzione storica e sociale, il risparmiatore è spesso disorientato nelle sue scelte finanziarie più importanti. Si trova davanti al bivio se continuare a sottoscrivere pedissequamente tutto ciò che gli viene proposto allo sportello dall’impiegato di turno, sperando di non incappare in qualche “disgrazia”, oppure informarsi e cercare soluzioni alternative.
La Settimana dell’investitore, che si svolgerà fino al 18 di ottobre, in tal senso rappresenta un’importante opportunità per i risparmiatori, ma in generale un po’ per tutti gli operatori economici, di conoscere un modo nuovo e diverso di fare consulenza.
Se all’estero, nei paesi finanziariamente più evoluti, il consulente finanziario “fee only” è ormai un attore affermato del mercato, al pari del commercialista o dell’avvocato, da noi è ancora una figura poco conosciuta. Aldilà delle caratteristiche, che chiunque ne sia interessato può facilmente leggere nell’apposito sito www.nafop.org, credo che l’importanza del suo ruolo consista, principalmente, nell’essere il gestore della relazione con il proprio cliente, colui che lo guida ed orienta nelle scelte d’investimento.
Il consulente finanziario indipendente, essendo slegato dalla vendita di prodotti e quindi dal budget, è colui che meglio di ogni altro è in grado, oltre che di capire le effettive esigenze finanziarie dei suoi clienti, di soddisfarle con soluzioni personalizzate e mirate a raggiungere i vari obiettivi.
In questo senso infatti la Mifid si è rivelata un fallimento, ed è stata una grossa occasione persa dalle Banche, in quanto nella pratica è stata interpretata soltanto come un aggravio burocratico, con tonnellate di carta da far firmare; gli stessi questionari per la profilatura sono stati spesso “aggiustati” per poter continuare a collocare i soliti prodotti da budget (polizze index, obbligazioni strutturate, fondi comuni, gestioni patrimoniali).
Così dopo che gli è stato venduto il prodotto, il cliente viene lasciato quasi sempre a se stesso, senza un’ adeguata assistenza post vendita e senza che venga monitorata l’evoluzione dei suoi bisogni nel tempo.
Ecco un altro vero plus della consulenza indipendente, un professionista che sia anche un buon psicologo, che affianchi e supporti il cliente nei momenti difficile dei mercati e razionalizzi le sue scelte, per evitare di incorrere negli errori tipici della finanza comportamentale.
Anche in questo senso l’industria finanziaria in questi anni non ha di certo aiutato; sapendo che la propensione al rischio dei risparmiatori cambia drasticamente a seconda degli andamenti dei mercati, l’offerta si è sempre rivelata pro-ciclica, vendendo i prodotti rischiosi quando i mercati sono alti (vedi fondi azionari tecnologici e sulle tlc nel 2000) e viceversa i prodotti a basso rischio (polizze a capitale garantito) quando i mercati sono sui minimi. E’ del tutto evidente che così facendo si continuerà a bruciare ricchezza.
Ecco quindi tutta una serie di validi motivi affinchè in questi giorni tutti possano, gratuitamente, valutare e conoscere un’alternativa nuova, che dia più valore ed attenzione agli interessi dei risparmiatori e delle aziende e che nei paesi finanziari più evoluti ha già riscontrato notevole successo.

Fabrizio Taccuso - Studio Andreoli & Taccuso - Mantova
fabrizio.taccuso@alice.it

domenica 4 ottobre 2009

10-18 OTTOBRE: LA SETTIMANA DELL'INVESTITORE

Lo Studio Andreoli & Taccuso parteciperà come associato Nafop all'importante iniziativa che si svolgerà in tutta Italia dal 10 al 18 Ottobre chiamata "la Settimana dell'Investitore". E' la prima edizione e durante questo periodo saremo a Vostra disposizione GRATUITAMENTE per analizzare i Vostri portafogli ed i prodotti che la Vostra banca, la posta, l'assicuratore o il promotore finanziario vi hanno proposto in conflitto d'interesse.
Sono sicuro che sarà un'ottima opportunità per qualunque risparmiatore per capire se ciò che gli è stato "consigliato" è davvero funzionale alle sue esigenze finanziarie ed ai suoi obbiettivi d'investimento.
Dal 12 al 16 di Ottobre saremo inoltre a disposizione, su prenotazione, anche per appuntamenti riservati e personalizzati per esaminare le problematiche legate allo Scudo Fiscale Ter ed al reinvestimento efficiente dei capitali rimpatriati.
Infine Sabato 17 Ottobre, alle ore 10, al Circolo la Rovere di Mantova, in via Giulio Romano 22 ci sarà un importante Convegno in collaborazione con lo Studio di Consulenza del Lavoro Baldassari dal titolo:
"La Consulenza Finanziaria Indipendente: come evitare i costi ed i prodotti inutili delle banche"
"Pensione: Quale futuro? Pianificare per evitare tristi sorprese".
Al termine Aperitivo nel corso del quale i partecipanti potranno intrattenersi con i relatori per approfondire ulteriormente le tematiche trattate nel corso del Convegno.
Dati i posti limitati e l'affluenza prevista è gradita la prenotazione al numero 346/3849424 o all'indirizzo mail fabrizio.taccuso@alice.it

Fabrizio Taccuso - Studio Andreoli & Taccuso - Mantova
fabrizio.taccuso@alice.it